Donna Williams, affetta da sidrome di Asperger (una forma rara di autismo), e' una poetessa, una compositrice , cantautrice, un artista geniale soprattutto e' una scrittrice, e' famosa per i suoi romanzi autobiografici.
Anche per lei il fare queste cose e' una compensazione per quello che non ha: non riuscire a relazionarsi con gli altri, e non riuscire a fare operazioni piu' elementari come vestirsi.
Wittgenstein, un altro filosofo famoso, era autistico.
Oltretutto leggi questa poesia....
VORREI … POTREI
Quanto vorrei a volte,
poter essere un gabbiano,
volare sopra il mondo
senza essere riconosciuta.
Potrei sfiorare l'acqua del mare
e farmi trasportare dalle dolci onde,
sentire il vento che viene a contatto
con tutto il mio piccolo corpo.
Con un battito di ali potrei raggiungere
quell'immensa luce di colori
che fa brillare ogni cosa che tocca.
Potrei sprofondare nelle morbide
macchioline bianche che avvolgono
il cielo e assistere da lontano
alla vita che scorre sotto di me.
...scritto da una disabile ,anche se e' semplice anche se semplice dimmi se non esprime qualcosa di bellissimo, una speranza!
RICORDO I MIEI PRIMI PASSI
Ricordo i miei primi
vacillanti passi.
Li ricordo perfettamente!
Perché, essendo spastica,
avevo nove anni.
Era una mattina di luglio.
Quel giorno mi sembrò
che il sole vibrasse
e girasse dalla gioia,
e che tutto fosse in completa armonia!
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A Red, Red Rose As fair art thou, my bonnie lass, Till a' the seas gang dry, my dear, And fare thee weel, my only luve, |
Il mio amore è |
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La rosa fa rifioririre i pensieri più lieti, il suo profumo è bello come la primavera. Ne basta sol una per dire: "Ti amo" e mille per amarti per tutta la vita. Poetavagabondo |
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PICCOLE COSE
Basta
una viola in giardino
per far sorridere
un uomo.
Basta
contemplare il cielo
trapuntato di corpi celesti
per far gioire l’universalità.
Basta
un suono d’amore
per quietare
un bambino.
Basta
una cordiale
stretta di mano
per farsi sentire
tutti amici.
Silvana Pagella
STORIELLA SCRITTA DA CARLO CATALANO
LA MONTAGNA 2
Tanto e tanto e tanto tempo fa ci stava un paesino che era “sorvegliato” da una montagna misteriosa.
Questa montagna manteneva il suo mistero perché, nessuno era riuscito ad andare in cima!
Tutti quelli che avevano tentato, chi per il brutto tempo, chi perché aveva trovato il ghiaccio, insomma avevano dovuto desistere tutti!
C’era un uomo in paese che, si chiamava Filippo, questo (Filippo) era famoso per la sua tenacia.
Non c’era impresa che aveva cominciato che poi non l’avesse finita.
Una sera decise che la mattina dopo sarebbe andato in cima alla montagna misteriosa.
La mattina dopo si alzò presto e si avviò!
Con la tenacia che lo distingueva piano, piano arrivò in cima.
Qui vide un panorama meraviglioso, se guardava ad est vedeva il mare, se guardava ad ovest vedeva altre montagne.
Adesso ‘però avvenne un prodigio: guardò di nuovo ad est ed il panorama era cambiato ed ogni volta che si girava il panorama cambiava.
Restò a voltarsi e rivoltarsi per alcune ore!
Poi venne la sera e dovette lasciare la vista di quel panorama che, magicamente, cambiava e si avviò verso valle.
Quando giunse in paese, andò all’osteria e raccontò della sua avventura, un vecchio (considerato il saggio del paese) disse:
“ogni cosa per essere bella deve essere vista, finché nessuno la vede non sarà mai bella!”
Carlo Catalano
Poesia di ![]() |
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BISOGNO D'AMORE
Eccomi ...
volo come
figlia del vento
tra queste mura silenti
in un mondo
che non mi appartiene...
che ha ceduto il suo passo
a falsi ideali
anche nel suo più piccolo piede...
Non c'è più comprensione
rispetto,attenzione...
La fretta impudente
cattiva compagna ...
ha travolto dei giorni
la dolce fragranza...
Ma noi siamo gemme
..questa è verita'
che, volendo,
diverranno fiori
per rallegrare i prati della vita
con i nostri colori...
Basta appena fermarsi...
anche solo un momento...
per capire che il mondo
ha bisogno d'amore...
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POTEVAMO
Luciano Somma
orchideaTanto e tanto e tanto tempo fa (ma forse anche oggi), c’era un posto incantato in cui regnava una magia: tutti gli abitanti potevano fare, liberamente, quello che volevano (purché non andassero ad intaccare la libertà degli altri).
Lo seppe un uomo (che si considerava un signore e la sua massima ambizione era poter fare il comodo suoJ).
Appena lo seppe progettò di andarci, quando però ci fu non vide tutte le meraviglie che si era aspettato, gli sembrò un posto come gli altri dove il postino portava la posta, il fornaio faceva il pane. L’oste vendeva il vino, etc.
Tornò al suo palazzo, vivamente deluso.
Raccontò la sua storia a molti, dicendo che, però era un posto come gli altri e non aveva niente di magico.
Tra quelli a cui lo raccontò ce n’era uno conosciuto come saggio che gli disse: “ogni posto è magico, dipende da chi lo guarda”
Carlo Catalano

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Modena, gennaio 2005 Credo che ognuno di noi abbia un fine da perseguire nella vita; non importa che essa doni un fisico perfetto o che costringa ad una sedia a rotelle, con difficoltà o meno nel parlare, ma certamente offre ad ogni persona la possibilità di esser unica e di assumere un ruolo ben preciso nel progetto di Dio. Un Dio spesso incomprensibile, accusato di ogni ingiustizia, ma che offre l’opportunità di realizzarsi e di esser vivi nonostante tutto, com’è successo a me. Mi chiamo Simone Soria, nacqui 25 anni fa affetto da tetrapresi spastica grave, dovuta ad un parto ritardato. Non cammino, non controllo né braccia né mani, parlo male, eppure ho una famiglia, tanti amici e da poco sono laureato, anche se per la scienza non dovrei neppure esserci. Fin dall’asilo vissi insieme ai miei coetani, quasi dimenticando la mia disabilità; alla scuola materna correvo con i miei amici spingendo la carrozzella con i piedi puntati a terra, mentre alle elementari in alcune partite di calcio giocavo con i miei compagni facendo il portiere, in una porta che mi costruivano su misura. Cadevo parecchie volte e prendevo moltissime pallonate in faccia, però sono ancora vivo! Oggi mi accorgo che quei anni furono fondamentali per la mia integrazione sociale. La famiglia ed il Comune di Modena non nascosero al mondo il mio handicap, come purtroppo accade in molte altre realtà, offrendomi così la possibilità di confrontarmi con gli altri, di impare a farmi accettare ed apprezzare per quello che sono in realtà. In quarta elementare entrò il computer nella mia vita, che mi avrebbe reso nel tempo sempre più autonomo: lo comandavo grazie ad un caschetto, che adopero tutt’ora, dotato di una protuberanza con cui si possono digitare i tasti di una tastiera. Pur non essendo uno strumento per scrivere velocissimo, mi ha permesso di diplomarmi e laurearmi, annullando il mio handicap rispetto agli altri almeno per quanto riguarda lo studio e l’utilizzo del computer. Il periodo delle scuole superiori fu per me il più In questi anni ho dovuto affrontare anche varie difficoltà, naturalmente. Ad esempio, alle scuole medie non riuscì mai ad integrarmi bene: in molti compagni e professori sentivo un certo distacco, che non aiutò certo a coltivare nuove amicizie. Notevoli problemi li incontrai anche all’Università, che iniziai a frequentare 5 anni fa, dopo essermi diplomato in informatica. All’epoca era una struttura completamente inadatta a disabili e solo col passare degli anni è diventata per lo meno vivibile da una persona con handicap, anche grazie ai miei suggerimenti. Mi sono laureato in Ingegneria Informatica in corso e con il massimo dei voti grazie alla mia forza di volontà, alla passione che nutro per l’informatica e grazie ad amici che mi hanno aiutato dal punto di vista logistico e con cui ho preparato diversi esami confrontandoci reciprocamente, ma certamente non per merito del settore dell’Università rivolto ai disabili, com’è invece risultato da alcune interviste rilasciate in occasione della mia laurea. Quando dovetti scegliere il tema della mia tesi, si incastrarono assieme due avvenimenti che penso difficilmente possano essere considerati casuali: nell’arco di poche ore un docente universitario mi coinvolse in un suo progetto rivolto a disabili ed incontrai una persona interessata ad avviare un’attività commerciale rivolta a portatori di handicap. Questi due avvenimenti, uniti al fatto che sono una delle poche persone disabili laureate in ingegneria informatica, mi hanno convinto che il mio ruolo nel progetto di Dio sia quello di aiutare le persone più sfortunate di me ad integrarsi nella società, attraverso l’ideazione e lo sviluppo di nuovi ausili informatici. Questa sarà certamente la mia professione principale: in particolare il primo sistema che proporrò, iniziato a sviluppare durante la tesi, permette a disabili motori di interagire col computer, qundi anche di comunicare, pilotando il mouse muovendo il volto o qualsiasi altra parte del corpo che si controlli, senza l’utilizzo di nessun sensore. Il sistema, chiamato “FaceMOUSE”, è adatto anche a persone con capacità motorie ridottissime (per ulteriori dettagli si può contattare il sottoscritto scrivendo a soriasimone@libero.it chiamando il numero 059/306025).
Il sottoscritto, ing. Soria Simone
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